UN NASTRO ROSA PER TUTTI!

L’estate ce la siamo lasciata alle spalle, abbiamo già ricominciato a lavorare e abbiamo composto liste settembrine di buoni motivi che ci renderanno a giugno prossimo belle toniche, pronte per la prova costume. Ragazze, nella to-do-list avete inserito i controlli di routine “alle gemelle”? Se ve ne siete dimenticate questo è il momento giusto per pensarci: ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. I numeri parlano chiaro: 1 donna su 8 viene colpita dal tumore, ed un quarto delle donne che ne è affetta presenta mutazioni genetiche ereditarie. Meglio non sottovalutarne la pericolosità.

Il tumore al seno viene classificato in 5 stadi, dallo stadio zero cioè una forma precancerosa o già cancerosa ma non aggressiva, fino allo stadio IV dove sono presenti le metastasi. Va da sé che una diagnosi precoce è l’elemento fondamentale per garantire la sopravvivenza. Dal momento che, spesso, soprattutto all’inizio, il tumore non provoca dolore, bisogna ricorrere all’autopalpazione che permette di percepire al tatto i noduli. Inoltre, è necessario fare attenzione anche ai cambiamenti nel colore della pelle o del capezzolo. Per poter effettuare una diagnosi completa è imporatante sottoporsi regolarmente ad ecografia mammaria e a mammografia; nel caso in cui il medico identifichi noduli o formazioni sospette si effettuano biopsia ed esame citologico. Mantenere fin da giovani uno stile di vita sano, con alimentazione equilibrata e attività fisica regolare, sono di supporto nel ridurre l’insorgenza del tumore.

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Campagna AIRC “Nastro Rosa 2018”- credit

Un’altra buona notizia è che la medicina ha fatto passi da gigante e si cerca di scegliere trattamenti antitumorali non solo in base al tipo di tumore, ma anche all’età e alle esigenze della donna sotto trattamento. Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno di tantissime associazioni (una su tutti AIRC– Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e alle centinaia di ricecatori e medici che hanno permesso di diminuire la mortalità e di aumentare la qualità di vita. Possiamo tutti noi contribuire partecipando alle iniziative in giro per l’Italia promosse dalla LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) che, ad esempio, in più 100 sedi ha organizzato visite senologiche gratuite oppure effettuando una donazione di 2 euro da cellulare al 45521 (5 o 10 euro da telefono fisso) o ancora acquistando le famosissime spillette del nastro rosa, simbolo internazionale della lotta. Attaccatele alla giacca, regalatele alle amiche, compagne, mariti. La lotta contro il tumore al seno riguarda tutti!

Vulp

Fonti:

AIRC-Tumore al seno

LILT-Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

Nastro Rosa AIRC

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Ma c’è vita su Marte!?

La neonata associazione ”Scettici e informati” di Tortona ha inaugurato col botto di una supernova!

Stasera sul palco del Teatro Civico si sono alternati gli astrofisici Licia Troisi, con mondi più o meno immaginari, e Amedeo Balbi, col grande quesito della possibilità di vita su altri pianeti.

Una splendida serata di divulgazione scientifica che, mi auguro, non rimanga isolata.

Vulp

and NEXT?

Quasi a cavallo con “La notte europea dei ricercatori” (qui il primo e il secondo post sull’argomento), viene organizzato un altro grande festival scientifico, il “Trieste Next”, ormai alla settima edizione. Dal 28 al 30 settembre si svolgerà il festival dell’innovazione scientifica ed in qanto città “di confine”, Trieste vuole proprosi come osservatorio e laboratorio di ricerca applicata. L’edizione 2018 vede relatori del calibro di Maria Chiara Carrozza, Elena Cattaneo, Giovanni Spataro e Angela Liberatore solo per citarne alcuni, e presenta un programma davvero ricco temi interessanti.  Ne segnalo giusto uno per giorno, tutti gli altri ve li lascio scoprire!

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Trieste next – Credit

Venerdì 28 alle ore 18:00 nel Salone di Rappresentanza a Palazzo della Regione in Piazza Unità d’Italia,verrà organizzata la tavola rotonda in inglese dal titolo “MANIPOLARE IL CLIMA – SCIENZA O FANTASCIENZA?”. Con tre esperti del settore Asfawossen Asrat Kassaye, Helene Muri e Davide Zanchettin, si discuterà di geoingegneria solare ed in particolare della tecnologia SRM (solar-radiation management) che potrebbe ridurre il riscaldamento globale che sta distruggendo il pianeta terra. Ma questa tecnica è davvero attuabile? Se sì come potrebbe impattare sulle nostre vite e su quelle del sud del mondo?

Sabato 29 alle ore 15:00 nel Salone di Rappresentanza del Palazzo della Regione in
Piazza Unità d’Italia ci sarà un dialogo tra Stefano Gustincich, Giuliano Noci e Michele Scozzai dal titoloBIOMARKETING. NON SOLO BIG DATA”. Il biomarketing è una nuova piattaforma “di marketing che permette di fornire interpretazioni autentiche delle reazioni che l’individuo manifesta quando è esposto ad uno stimolo di marketing e offre strumenti di analisi originali e complementari a quelli tradizionali”. In parole semplici: i movimenti oculari, la frequenza del battito cardiaco e del respiro, la tonalità della voce possono essere i nuovi indici di marketing per valutare i nostri acquisti e le nostr preferenze.

Domenica 30 alleore 11:30 al Teatro Miela verrà organizzata la conferenza “LE BUFALE NELLA SCIENZA” con Mauro Giacca, Roberto Burioni, Gabriele Beccaria. Ormai è una vera guerra dichiarata alle bufale quella che combattono ogni giorno i professionisti della scienza e per Trieste Next verranno rettificate 5 bufale scientifiche. Dal momento che i biglietti per assistere l’intervento“dal vivo” sono già esauriti, consiglio di seguirlo in streaming sul sito Trieste Next oppure accaparrarsi il posto migliore davanti al maxishermo installato in Piazza Unità d’Italia.

Buon festival!

Vulp

PS: Non fatevi scappare l’Escape Room in laboratorio allestito da ICGEB (International Centre for Genetic Engeneering and Biotechnology)!!!

Fonte:

Trieste Next 2018

LA NOTTE EUROPEA DEI RICERCETORI 2018 (2 parte)

Qui la prima parte del post!

Università di Milano

Ben organizzati per tematiche con colori differenti sono le attività per le scuole proproste dal “Meet me tonight” di Milano:cultura e società, patrimonio culturale, salute, scienza e tecnologia. Per l’area tematica “cultura e società” mi ha colpito il percorso esperienziale chiamato “Luna-math park” pensato per chi vuole capire in modo divertente con enigmi e giochi il ragionamento logico-matematico. Invece, sotto il tema “salute” viene organizzata una bella spiegazione su “Come nasce una medicina: storie di molecole diventati farmaci che hanno migliorato la nostra vita”. Decisamente di attualità vista, spesso sui social, una grande confusione riguardo questo argomento.

Università di Pavia

Il 28 settembre la webradio dell’ateneo lombardo organizza nei cortili storici dell’Università “L’aperitivo ricercato”, un talk show in cui i ricercatori pavesi in 15 minuti verranno intervistati per approfondire in un contesto meno formale le attività che si svolgono nei laboratori. Dalle 21.00 fino alle 23.00 sarà aperto in via straordinaria il Museo per la Storia dell’Università che raccoglie oggetti e testimonianze di secoli di ricerca scientifica. Ottima occasione per poterlo visitare.

Università di Parma

Oltre ad offrire più di 40 caffè scientifici tra il 10 settembre ed il 5 ottobre, l’Università di Parma organizza in zona “Parco della Salute” un incontro sulle fake news della nutrizione. Siamo così spesso bombardati da notizie sulla alimentazione corretta, argomento davvero complesso, che risulta dificile capire dove stia la verità. Hrazie alla presenza di un team di nutrizionisti si cercherà di fare chiarezza. Nel plesso di Fisica, invece, potrete trovare l’installazione del planetario itinerante “Starlab” al quale si potrà accedere per quattro proiezioni quidate. Infine, sempre nello stesso padiglione, gli appasionati di astronomia potranno portare da casa il loro telescopio e partecipare allo “sky-party”, oltre che partecipare all’ascolto dei talk scientifici in programma.

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Logo “la notte dei ricercatori” di Parma- credit

E voi, a quale evento parteciperete?

Vulp

 

Fonti

Università di Milano-Meet me Tonight

Università di Pavia

Università di Parma

LA NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI 2018 (1 PARTE)

Siete stanchi del solito venerdì sera? Bene, segnatevi la data di venerdì 28 settembre perchè torna LA NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI!

Un grande evento che coinvolge i ricercatori, impegnati in talk show, laboratori e iniziative con lo scopo di aprire le porte del loro lavoro ai cittadini e agli studenti interessati. Con l’occasione anche molti musei modificano i propri orari per permettere una maggiore partecipazione, soprattutto nelle città universitarie. L’iniziativa è sponsorizzata a livello europeo vede coinvolta anche l’Italia con molte iniziative interessanti. Qui potete consultare il sito ufficiale che, a mio avviso, non è strutturato in modo sufficientemente intuitivo per il comune cittadino. Le Università sono raggruppate in base al tema conduttore che scelto, ma, per alcune, è più semplice cercarne il nome per verificare se aderiscono o meno all’iniziativa. Aggiungo che alcune Università ribattezzano l’evento sotto nomi diversi, come ad esempio “meet me tonight” dentro il quale convergono una parte delle Università della Lombardia e della Campania, una scelta che crea solo confusione.

In questo post vi propongo alcuni eventi organizzati da Università nel nord Italia:

Università di Torino

Per toccare con mano la scienza suggerisco di partecipare a “Il tram della scienza”, un laboratorio mobile allestito su un mezzo storico che parte da Piazza Castello. Avete mai sentito parlare degli orologi atomici? Potete approfondire l’argomento e il tema della relatività generale alla conferenza “Le meraviglie di Einstein:onde gravitazionali, spazio e orologi atomici”. Spulciando il sito si trovano tante altre attività interessanti come l’apertura straordinaria del laboratorio di “Xkè?”, che cerca di soddisfare la curiosità di tutta la famiglia.

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Logo “Notte Europea dei Ricercatori di Torino”- Credit

Università del Piemonte Orientale (Alessandria)

Molte iniziative sono rivolte ai bambini e agli studenti, in particolare segnalo “La caccia al tesoro… nutriente” al Dipartimento di Scienza e Innovazione Tecnologica. Si tratta di un gioco per i bambini organizzata dai biochimici per approfondire“i nutrienti presenti nel cibo e il loro valore”. Nello stesso dipartimento un’ltra attività che piacerà sicuramente anche ai grandi è lo spettacolo “La magia della scienza”, dove con semplici dimostrazioni i più piccoli vengono introdotti nel magico mondo della chimica.

La prima parte di questo post è finita, ma voi potete già curiosare tra le iniziative che sono state messe on line.

Ci “vediamo” tra una settimana con la seconda parte!

Vulp

Fonti

La notte europea dei ricercatori 2018

Notte Europea dei Ricercatori- Italia

Università di Torino

Università del Piemonte Orientale (Alessandria)

 

L’INSEGNANTE CHE NON TI ASPETTI

Titolo: Front of the class-how Tourette Syndrome made me the teacher I never had

Autore: Brad Cohen e Lisa Wysocky

Editore: St. Martin’s Griffin

Lingua: Inglese

Codice ISBN:978-0-312-57139-9

Quanti genitori sarebbero disposti ad accettare come insegnante per i loro figli qualcuno con una sindrome neurologica? Questa domanda è affiorata più volte nel corso della ricerca di un impego da maestro elementare di Brad Cohen, un giovane americano con un sogno che sembrava davvero irrealizzabile a causa della sua una malattia, la Sindrome di Tourette. Brad nasce con questa malattia che inizia a manifestarsi solo quando ha circa sette anni. Tutti intorno a lui pensano che i versi a voce alta e i tic siano fatti di proposito solo per attirare l’attenzione a causa del divorzio dei genitori. Purtroppo non è così, Brad non riesce a controllare i propri tic che sono “contrazioni involontarie intermittenti che possono coinvolgere qualsiasi muscolo del corpo”, nel suo caso collo e gola sono quelli più colpiti. Nonostante arrivi la diagnosi della malattia la situazione in famiglia e a scuola è sempre più tesa:invece di essere sostenuto, viene costantemente punito, sgridato e bullizzato. In uno dei momenti più duri della sua vita scolastica Brad parla con il preside, una persona che cambierà la percezione che aveva il ragazzo nei confronti degli insegnanti e che gli farà decidere di intraprendere proprio quella carriera. Brad capisce quanto tutti intorno a lui abbiano bisogno di una spiegazione dal suo punto di vista riguardo la Sindrome di Tourette e questa consapevolezza sarà l’inizio anche di un percorso di divulgazione finalizzato a sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica. Gli anni passano veloci e la forte determinazione di Brad si concretizza nella laurea nei primi anni ’90 con il massimo dei voti. Nonostante gli ottimi risultati, tante, tantissime porte si chiudono sbattute in faccia con scuse sempre meno credibili abbattendo il sogno di diventare insegnante, finchè una scuola, la “Mountain View”, vede lui e non la sua sindrome. Per Brad è ancora un nuovo inizio, ma non si fa ingannare: essere accettati è un lungo percorso. Tuttavia, la sua determinazione e il suo impegno lo ripagano: viene addirittura insignito del premio “Miglior insegnante dell’Anno”.

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Brad Cohen (credit)

 Al momento ho trovato “Front of the class” solo in lingua inglese, che non è difficile per un livello b1/b2 del quadro europeo delle lingue. É una autobiografia ben scritta, che suscita emozione senza essere stucchevole.E’ stato tratto anche un film il cui titolo in italiano è “La mia fedele compagna”, abbastanza fedele al libro. E’ facile simpatizzare con Brad perchè sentiamo quanto, dietro le parole scritte da adulto, possa aver sofferto da ragazzino. Inoltre, le vittorie e gli insuccessi che lo vedono protagonista ci danno la giusta grinta per provare ad affrontare le nostre di difficoltà, che sono ben più semplici senza la Tourette di mezzo. Insomma, è il libro ideale per avere carica possiamo avere il nostro lieto fine.

N.B. Anche in Italia ci sono tourettici! Per saperne di più potete consultare il sito dell’associazione qui.

Vulp

Fonti

Associazione Italiana Sindrome di Tourette

UNA BAMBINA MOLTO TESTARDA parte2

La prima parte del post su “Maria Montessori- Una vita per i bambini” la potete leggere qui.

Questa miniserie televisiva è, come indicato nei titoli di coda, liberamente ispirata alla biografia della Dottoressa Montessori e ruota per lo più intorno alla sua vita privata, una zona d’ombra celata per anni agli occhi del mondo grazie alla brillante carriera e alle idee rivoluzionarie. Nonostante tutto, vediamo bene come dalle esperienze della Dottoressa si sviluppa il suo metodo, una fusione che ci ricorda che nella vita non ci sono scomparti chiusi, ma vasi comunicanti tra loro. Maria Montessori è stata prima di tutto un medico, poi una donna e la sua profonda dedizione al lavoro l’ha portata al di là dei confini delle quattro mura domestiche. E’ stata una donna testarda, derisa perchè invidiata, ammirata e allontanata nello stesso tempo. La scena più straziante della miniserie è, credo, quando Maria, già lacerata dall’aver dovuto celare la gravidanza e il figlio, le viene intimato di tenerne segreta l’identità per poter continuare a lavorare senza scandali. Lì si è vista una grande Paola Cortellesi, dimostrando di essere molto più una attrice comica.

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Maria Montessori. credit.

Gradevole l’interpretazione di Montesano da parte di Massimo Poggio, che impersona un uomo pavido, attaccato alla propria posizione e desideroso di una moglie con cui non deve competere. Il Montesano televisivo non si sentiva, forse, abbastanza coraggioso per un amore come quello richiesto per portare avanti la relazione con la Montessori. Anche gli altri personaggi maschili, inizialmente, vengono ritratti bigotti ed infantili, come il padre di Maria, interpretato da Adalberto Merli, che non condivide e non vuole capire le aspirazioni della figlia. Solo anni dopo ammetterà con un certo imbarazzo di esserne orgoglioso. Perfino lo stesso figlio, Mario, che da adulto è impersonato da Alessandro Lucente, non approva spesso le posizioni di sua madre. Prima perchè abbandonato ed ingannato, poi per reazione ad una madre forse troppo protettiva e abituata a stare da tempo in solitudine. Solo col tempo questi uomini si accorgeranno della grandezza e delle fragilità di Maria, amandola forse troppo tardi.

La sfera femminile è invece volitiva, piena di speranze e concreta, pur non sempre dalla parte della Montessori. La madre di Maria, interpretata da Imma Piro, pur rimanendo sullo sfondo, è di importanza chiave dal momento che è la prima a sostenere la figlia nel percorso universitario, ad aiutarla nell’affrontare il dolore di una gravidanza non conforme alle norme sociali dell’epoca, nel sostenere Maria da dietro le quinte. Una figura che pare un faro nella tempesta. Anche la madre di Montesano, pur ostacolando apertamente la relazione tra suo figlio e la dottoressa, è resa come una donna dal carattere forte, con un chiaro istinto protettivo nei confronti della sua famiglia. Infine, un cameo davvero delicato è stato recitato da Alba Rohrwacher nei panni di una giovane maestra che segue il metodo Montessori: la nuova generazione di insegnanti.

Di questa miniserie si può forse criticare una certa strizzata d’occhio alla “guerra” maschi contro femmine, che ritengo rischi di banalizzare il ruolo della donna nell’ambiente scientifico e marcatamente maschilista dell’epoca. Di certo le donne che hanno per prime perseguito una strada non convenzionale si sono ritrovate a lottare più duramente di noialtre che viviamo più di un secolo dopo. La storia riesce a toccare altri due temi delicati: il primo è l’emblematica difficoltà per una donna, già a fine ‘800, riuscire a conciliare il proprio lavoro con il desiderio di famiglia e figli. Per quanto Maria abbia fatto scelte di vita controcorrenti per l’epoca in cui è vissuta ha sperimentato un duro compromesso per poter continuare il suo lavoro. Ai giorni nostri, fortunatamente, non dobbiamo subire lo stesso drastico trattamento della Montessori.  La seconda tematica è la resistenza da parte di una parte comunità scientifica, chiamiamola “tradizionalista”, al nuovo. Qui vediamo che sia Montessori che Montesano hanno trovato molte difficoltà a farsi accettare dai colleghi e dai superiori per la ricerca di un approccio con il malato psichiatrico differente da quello in voga all’epoca.

Questa è stata una produzione italiana con attori di qualità, di cui andare orgogliosi. Non ho visto fortunatamete una recitazione affettata da “soap opera”, ma rimane una biografia romanzata e adattata per essere vista dal pubblico del piccolo schermo. Nonostante alcune perplessià, consiglio la visione di “Maria Montessori-una vita per i bambini” perchè non può non appassionarvi la storia di questa scienziata italiana che per tanto tempo ha campeggiato sulle banconote delle vecchie lire!

UNA BAMBINA MOLTO TESTARDA parte 1

“C’era una volta una bambina molto intelligente che si chiamava Maria Montessori…” Ecco potrebbe iniziare anche così la storia di questa donna incredibile la cui biografia è stata in parte ripresa e messa sul piccolo schermo nel 2007 sulle reti Mediaset con il nome di “Maria Montessori- una vita per i bambini”. Questa miniserie televisiva in due puntate ha come protagonista Paola Cortellesi nei panni di Maria Montessori e Massimo Poggio in quelli del Professor Montesano.

Le puntate prendono il via nell primo giorno di università della futura Dottoressa fino al suo lavoro con le “Case dei bambini” nel periodo fascista. Non vediamo solo il lavoro di questa grande pedagogista, ma, soprattutto, la sua vita privata.

montessori

Torniamo un momento indietro, chi era Maria? La Dottoressa Maria Montessori, nata nel 1870, è stata uno dei primi medici donna con specializzazione in neuropsichiatria. La dottoressa aveva anche ottime conoscenze in ambito batteriologico, sulle malattie delle donne e di pediatria; tutte materie che le sono state utili nello sviluppo del suo metodo pedagogico ed educativo.

Maria, all’Università nella facoltà di medicina, è l’unica donna in un mondo maschile. La studentessa viene fatta entrare per ultima in aula, forse davvero per proteggerla da sguardi indiscreti e approcci inappropiati, ma, in quanto donna, è impossibile non notarla. Maria si impegna molto e riesce a farsi accettare nel gruppo di studio del Professor Montesano, docente di psichiatria e poi padre del suo unico figlio Mario. Temendo uno scandalo la famiglia Montesano obbliga Maria a partorire lontano dalla città e a dare il bambino ad una famiglia fidata. Non solo, viene minacciata di perdere qualunque tipo di informazione o eventuale contatto col bambino se rivelerà la vera identità dei genitori. La Dottoressa, straziata, si piega, ma non si arrende. Per tutta la sua vita continuerà a lottare per riavere suo figlio. La Montessori lascia l’ambiente medico e universitario, concentrandosi sull’insegnamento e sviluppando un nuovo metodo. Il suo successo è tale che il metodo Montessori si espande dall’Italia fino in India.

Maria, nel frattempo, con fatica riesce a farsi riconoscere da suo figlio, ma la lontananza rende difficile il loro rapporto. Pare quasi un contrappasso, lei che era riuscita a capire e a insegnare a così tanti bambini riavvicinarsi al suo stesso figlio risulta essere così complicato.

Con l’avvento del fascismo la Dottoressa Montessori vede le  ” case dei bambini” e il suo metodo adottati e sfruttati come punta di diamante dal duce, per sottolineare la grandezza dell’Italia. Il regime però ha intenzione di mantenere il lavoro di Maria solo come facciata per inculcare già nei piccoli idee in linea con il fascismo. Maria si ribella e con suo figlio Mario tenta la fuga. Quando tutto sembra perduto, vengono aiutati proprio da uno dei tanti bambini che Maria aveva educato.

Nel prossimo articolo la parte 2 con il commento alla serie.

Buona visione!

Vulp

Fonti

Metodo Montessori

LE DONNE CHE CURANO

Titolo: “Le medichesse-la vocazione femminile alla cura”

Autrice: Erika Mederna

Casa editrice: Aboca

Pagine: 143

Cod ISBN: 978-88-95642-80-2

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Copertina de “Le Medichesse” . Credit to the author

Nei secoli la cura e i trattamenti cosmetici, soprattutto nel’ambito famigliare, sono sempre stati delegati alla donna, custode della tradizione medicale legata alla natura. Nonostante la figura femminile nel contesto medico sia stata per secoli osteggiata, nell’antichità troviamo donne di spicco che se ne sono occupate, con o senza l’approvazione maschile.

In “Medichesse” vediamo che le donne che si occupavano di cura e arte medica all’inizio dei tempi, potevano rientrare in tre categorie: dea, maga, strega. Donne di potere, esperte di erbe e pozioni, donne a cui ci si rivolgeva per lo più per un aiuto soprannaturale. Circe e Medea sono le prime che incontriamo, donne strateghe di vendette ed esperte nelle arti oscure e quindi temute, travisate dallo sguardo patriarcale del mito. Ci imbattiamo poi in Metrodora, pseudonimo sotto il quale si proteggeva probabilmene una bizantina, che ci ha lasciato “Sulle malattie delle donne”, il trattato medico più antico scritto da una donna. Passando poi per Trotula, Fabiola, Radegonda, Santa Idelgarda fino ad arrivare ad Isabella Cortese abbiamo una densa panoramica dell’attività medica nell’ambito femminile. Il volume non è solo arricchito di esempi tratti dagli scritti delle autrici, ma anche da bellissime immagini, dipinti di donne ed erbari, a colori e a tutta pagina.

L’autrice, laureata in archeologia, pur non avendo basi scientifiche, riesce a tenere bene le fila di questo saggio dal tema vasto e complesso che ha approfondito con una ricerca meticolosa. “Medichesse” è un’opera di divulgazione, ma soprattutto rimane un “omaggio al contributo fondamentale delle donne al sapere medico, erboristico e csometico della tradizione occidentale”. Per questi motivi lo propongo come lettura, perchè lontano dal proporre un revival del new age o di correnti simili. L’arte medica nasce da lontano, non scordiamolo.

Buona lettura!

Vulp

IL TALENT DEI CERVELLONI!

Se la scienza fosse un talent show, si chiamerebbe FameLab! Questo evento esiste dal 2005 grazie ai colleghi scienziati del Regno Unito che organizzarono un contest di divulgazione scientifica durante il Cheltenham Science Festival. L’idea piacque così tanto che oggi viene organizzata con successo in più di 30 paesi in tutto il mondo, grazie alla collaborazione del British Council.

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credits

Ma di cosa stiamo parlando con esattezza? FameLab è un contest di comunicazione in cui ci si sfida a presentare, in soli tre minuti, un argomento scientifico.

FameLab è arrivato in Italia nel 2012 grazie al British Council e a Psiquadro-Perugia Science Fest. Possono partecipare studenti e ricercatori che abbiano tra i 18 e i 40 anni, che non abbiano vinto o partecipato alle finali di FameLab in anni precedenti e che non lavorino come professionisti nel campo della comunicazione.

L’evento è in lingua italiana ed è articolato in due fasi: la fase “locale” durante la quale avviene una prima scrematura e, a seguire, la selezione finale. I primi due classificati hanno l’opportunità di frequentare una masterclass per approfondire le tecniche di comunicazione e migliorare la propria performance sul palco. La seconda fase, la “finale nazionale”, vede competere i finalisti delle edizioni locali.

Il vincitore di FameLab Italia parteciperà al FameLab International al Cheltenham Science Festival sfidando i campioni di altre nazioni in un contesto di crescita e collaborazione multiculturale. Durante le varie fasi si porterà lo stesso argomento, ma verrà chiesto di modificare la forma della presentazione. Anche il lavoro sul proprio pezzo è a step successivi, ed è necessario valutare anche questo aspetto nel momento in cui si sceglie il tema.

A FameLab i partecipanti vengono giudicati da una commissione competente in ambito scientifico (no, niente opinionisti), che valuta in primo luogo l’accuratezza dell’argomento proposto. Viene apprezzata anche la chiarezza con cui sono espressi i concetti, tenendo conto di un pubblico adulto. Ed infine, sarà considerato anche il carisma, cioè l’energia e la passione con cui ci si presenta in questa competizione. Durante la presentazione è permesso utilizzare piccoli oggetti di scena per massimizzare la propria performance, ma non è possibile utilizzare diapositive.

Non è necessario avere un passato da teatrante, ma tanta voglia di mettersi in gioco in un contesto diverso dal laboratorio o dalle aule dell’università. Catturare e tenere alta l’attenzione per tre minuti non è facile come sembra, per questo suggerisco di guardare accuratamente i video dei vincitori delle edizioni passate, sia italiane che straniere, per studiare meglio la tecnica e la gestualità di comunicazione. Per questo 2018 FameLab Italia si è appena concluso e c’è tutto il tempo per prepararsi a quello del 2019! Pronti a partecipare?

Vulp

Fonti:

FameLab Italia

FameLab International