IL TALENT DEI CERVELLONI!

Se la scienza fosse un talent show, si chiamerebbe FameLab! Questo evento esiste dal 2005 grazie ai colleghi scienziati del Regno Unito che organizzarono un contest di divulgazione scientifica durante il Cheltenham Science Festival. L’idea piacque così tanto che oggi viene organizzata con successo in più di 30 paesi in tutto il mondo, grazie alla collaborazione del British Council.

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Ma di cosa stiamo parlando con esattezza? FameLab è un contest di comunicazione in cui ci si sfida a presentare, in soli tre minuti, un argomento scientifico.

FameLab è arrivato in Italia nel 2012 grazie al British Council e a Psiquadro-Perugia Science Fest. Possono partecipare studenti e ricercatori che abbiano tra i 18 e i 40 anni, che non abbiano vinto o partecipato alle finali di FameLab in anni precedenti e che non lavorino come professionisti nel campo della comunicazione.

L’evento è in lingua italiana ed è articolato in due fasi: la fase “locale” durante la quale avviene una prima scrematura e, a seguire, la selezione finale. I primi due classificati hanno l’opportunità di frequentare una masterclass per approfondire le tecniche di comunicazione e migliorare la propria performance sul palco. La seconda fase, la “finale nazionale”, vede competere i finalisti delle edizioni locali.

Il vincitore di FameLab Italia parteciperà al FameLab International al Cheltenham Science Festival sfidando i campioni di altre nazioni in un contesto di crescita e collaborazione multiculturale. Durante le varie fasi si porterà lo stesso argomento, ma verrà chiesto di modificare la forma della presentazione. Anche il lavoro sul proprio pezzo è a step successivi, ed è necessario valutare anche questo aspetto nel momento in cui si sceglie il tema.

A FameLab i partecipanti vengono giudicati da una commissione competente in ambito scientifico (no, niente opinionisti), che valuta in primo luogo l’accuratezza dell’argomento proposto. Viene apprezzata anche la chiarezza con cui sono espressi i concetti, tenendo conto di un pubblico adulto. Ed infine, sarà considerato anche il carisma, cioè l’energia e la passione con cui ci si presenta in questa competizione. Durante la presentazione è permesso utilizzare piccoli oggetti di scena per massimizzare la propria performance, ma non è possibile utilizzare diapositive.

Non è necessario avere un passato da teatrante, ma tanta voglia di mettersi in gioco in un contesto diverso dal laboratorio o dalle aule dell’università. Catturare e tenere alta l’attenzione per tre minuti non è facile come sembra, per questo suggerisco di guardare accuratamente i video dei vincitori delle edizioni passate, sia italiane che straniere, per studiare meglio la tecnica e la gestualità di comunicazione. Per questo 2018 FameLab Italia si è appena concluso e c’è tutto il tempo per prepararsi a quello del 2019! Pronti a partecipare?

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Fonti:

FameLab Italia

FameLab International

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Animatori Scientifici e Dove Trovarli

Nell’ambito della divulgazione scientifica, una “specie” misteriosa e poco conosciuta è quella dell’animatore scientifico. La prima volta in cui mi sono imbattuta in questa figura è stato qualche anno fa al Science Museum di Londra e un ragazzo dello staff del museo si stava sistemando un copricapo, quasi un elmetto, che lo faceva assomigliare terribilmente ad uno scarafaggio. Ancora più curioso era il fatto che stavano facendo la stessa cosa un nugulo di bambini lì in visita. Scoprii, poco dopo, che il museo organizzava tour “a tema” per i bambini e, quello che avevo visto, riguardava la scoperta delle invenzioni umane attraverso gli occhi degli scarafaggi.

Quindi, di cosa si occupa un animatore scientifico? Prima di tutto è la figura che rende speciale la visita sia per i bambini sia per gli adulti. Il suo ruolo è quello di guidare e spiegare i contenuti delle mostre e dei laboratori grazie alle sue competenze scientifiche. L’animatore scientifico è una interessante opportunità lavorativa soprattutto per i giovani, infatti vengono cercati, solitamente, ragazzi tra i 19 e i 35 anni, meglio se studenti universitari, laureati o dottorandi in ambito scientifico. Si hanno maggiori possibilità di essere selezionati se si presentano precedenti esperienze di animazione o di lavoro a contatto col pubblico. Sono richieste, quindi, ottime capacità di comunicazione e una buona dose di pazienza.

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Albert cerca volontari! (Credit to the author)

L’animatore scientifico viene richiesto per animare i festival (come quello di Genova, qui il bando dell’anno scorso), per guidare i visitatori nei musei (ad es. Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano), inoltre è richiesto in altre strutture che si occupano di attività educative come parchi, riserve naturali, giardini zoologici e acquari (ad es. Ambiente Parco di Brescia). Per uniformarsi meglio allo stile della struttura o dell’evento, solitamente, viene svolta una breve formazione obbligatoria. Nel caso in cui foste interessati ad approfondire le tematiche di comunicazione e divulgazione scientifica, l’associazione ScienzaE, da cinque anni, organizza, a partire da ottobre/novembre, un corso gratuito propedeutico per diventare animatori scientifici.

Allora, cosa state aspettando?

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Fonti

tour Science Museum

Bando 2017 animatore scientifico Festival della Scienza di Genova

Bando 2018 animatore scientifico Festival della Scienza di Genova

Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano

Ambiente Parco di Brescia

Associazione ScienzaE di Imola

SCIENTISTS, ASSEMBLE!

Proprio come per i supereroi, il vero potere degli scienziati sta nella collaborazione e nella condivisione. Per poter avvicinare bambini e adulti alla scienza sono nati, negli anni, festival e incontri che hanno permesso di guardare con altri occhi materie non sempre amate a scuola. Ce ne sono moltissimi: locali, nazionali e internazionali. Un poutpourri di eventi che trova casa e sostegno in EUSEA (European Science Events Association).

Ma di che cosa stiamo parlando esattamente? EUSEA è una piattaforma internazionale che promuove e sostiene eventi di carattere scientifico in Europa. Tra i suoi iscritti troviamo il “Festival della Scienza” di Genova e “Palermoscienza”, solo per citarne due italiani. Gli iscritti sono per lo più associazioni, istituzioni, università che organizzano e/o partecipano a eventi scientifici pubblici. E’ anche possibile iscriversi come membri singoli a condizione che si abbia un ruolo attivo negli eventi indicati sopra. Nel caso voleste saperne di più ”dal vivo” è possibile partecipare (anche per i non iscritti) alla conferenza annuale che EUSEA organizza, quest’anno a Madrid.

Al momento, EUSEA, in collaborazione con il programma europeo “Horizon2020” e altri partner, sta sostenendo due progetti veramente interessanti.

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Credits: EUSEA

Il primo si chiama “Nucleus” ed è un progetto quadriennale riguardante lo studio del metodo di relazione tra enti ed istituzioni scientifiche, il superamento di ostacoli e barriere di comunicazione tra loro per ottimizzare e implementare, anche sul piano pratico, la ricerca e l’innovazione sostenibile. Proprio come le cellule, che da sole non hanno possibilità di sopravvivere, insieme, invece, creano meraviglie.

Il secondo progetto, si chiama “Perform” e si pone come obiettivo quello di insegnare agli adolescenti la scienza e i suoi metodi attraverso le arti sceniche. Mediante un approccio non convenzionale i ragazzi possono approfondire, ad esempio, in cosa consiste una professione STEM, riflettere e rompere gli stereotipi sulla scienza e sugli scienziati, dibattere sulla bio-etica, in quali sfide della nostra società la scienza può venirci in aiuto. Il “metodo Perform” è in uso in più di 30 scuole tra Spagna, Francia e Regno Unito. Chissà che, un giorno, venga utilizzato anche da qualche scuola italiana!

I progetti e la piattaforma EUSEA sono facilmente consultabili on-line attraverso i link che vi riporto in basso. I siti sono in inglese, strutturalmente ben organizzati e le informazioni sono riportate in modo chiaro.

Allora, chi partecipa?

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Fonti

EUSEA

Progetto NUCLEUS

Progetto PERFORM