UN NASTRO ROSA PER TUTTI!

L’estate ce la siamo lasciata alle spalle, abbiamo già ricominciato a lavorare e abbiamo composto liste settembrine di buoni motivi che ci renderanno a giugno prossimo belle toniche, pronte per la prova costume. Ragazze, nella to-do-list avete inserito i controlli di routine “alle gemelle”? Se ve ne siete dimenticate questo è il momento giusto per pensarci: ottobre è il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno. I numeri parlano chiaro: 1 donna su 8 viene colpita dal tumore, ed un quarto delle donne che ne è affetta presenta mutazioni genetiche ereditarie. Meglio non sottovalutarne la pericolosità.

Il tumore al seno viene classificato in 5 stadi, dallo stadio zero cioè una forma precancerosa o già cancerosa ma non aggressiva, fino allo stadio IV dove sono presenti le metastasi. Va da sé che una diagnosi precoce è l’elemento fondamentale per garantire la sopravvivenza. Dal momento che, spesso, soprattutto all’inizio, il tumore non provoca dolore, bisogna ricorrere all’autopalpazione che permette di percepire al tatto i noduli. Inoltre, è necessario fare attenzione anche ai cambiamenti nel colore della pelle o del capezzolo. Per poter effettuare una diagnosi completa è imporatante sottoporsi regolarmente ad ecografia mammaria e a mammografia; nel caso in cui il medico identifichi noduli o formazioni sospette si effettuano biopsia ed esame citologico. Mantenere fin da giovani uno stile di vita sano, con alimentazione equilibrata e attività fisica regolare, sono di supporto nel ridurre l’insorgenza del tumore.

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Campagna AIRC “Nastro Rosa 2018”- credit

Un’altra buona notizia è che la medicina ha fatto passi da gigante e si cerca di scegliere trattamenti antitumorali non solo in base al tipo di tumore, ma anche all’età e alle esigenze della donna sotto trattamento. Tutto questo è stato possibile grazie all’impegno di tantissime associazioni (una su tutti AIRC– Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro) e alle centinaia di ricecatori e medici che hanno permesso di diminuire la mortalità e di aumentare la qualità di vita. Possiamo tutti noi contribuire partecipando alle iniziative in giro per l’Italia promosse dalla LILT (Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori) che, ad esempio, in più 100 sedi ha organizzato visite senologiche gratuite oppure effettuando una donazione di 2 euro da cellulare al 45521 (5 o 10 euro da telefono fisso) o ancora acquistando le famosissime spillette del nastro rosa, simbolo internazionale della lotta. Attaccatele alla giacca, regalatele alle amiche, compagne, mariti. La lotta contro il tumore al seno riguarda tutti!

Vulp

Fonti:

AIRC-Tumore al seno

LILT-Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori

Nastro Rosa AIRC

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L’INSEGNANTE CHE NON TI ASPETTI

Titolo: Front of the class-how Tourette Syndrome made me the teacher I never had

Autore: Brad Cohen e Lisa Wysocky

Editore: St. Martin’s Griffin

Lingua: Inglese

Codice ISBN:978-0-312-57139-9

Quanti genitori sarebbero disposti ad accettare come insegnante per i loro figli qualcuno con una sindrome neurologica? Questa domanda è affiorata più volte nel corso della ricerca di un impego da maestro elementare di Brad Cohen, un giovane americano con un sogno che sembrava davvero irrealizzabile a causa della sua una malattia, la Sindrome di Tourette. Brad nasce con questa malattia che inizia a manifestarsi solo quando ha circa sette anni. Tutti intorno a lui pensano che i versi a voce alta e i tic siano fatti di proposito solo per attirare l’attenzione a causa del divorzio dei genitori. Purtroppo non è così, Brad non riesce a controllare i propri tic che sono “contrazioni involontarie intermittenti che possono coinvolgere qualsiasi muscolo del corpo”, nel suo caso collo e gola sono quelli più colpiti. Nonostante arrivi la diagnosi della malattia la situazione in famiglia e a scuola è sempre più tesa:invece di essere sostenuto, viene costantemente punito, sgridato e bullizzato. In uno dei momenti più duri della sua vita scolastica Brad parla con il preside, una persona che cambierà la percezione che aveva il ragazzo nei confronti degli insegnanti e che gli farà decidere di intraprendere proprio quella carriera. Brad capisce quanto tutti intorno a lui abbiano bisogno di una spiegazione dal suo punto di vista riguardo la Sindrome di Tourette e questa consapevolezza sarà l’inizio anche di un percorso di divulgazione finalizzato a sensibilizzare il più possibile l’opinione pubblica. Gli anni passano veloci e la forte determinazione di Brad si concretizza nella laurea nei primi anni ’90 con il massimo dei voti. Nonostante gli ottimi risultati, tante, tantissime porte si chiudono sbattute in faccia con scuse sempre meno credibili abbattendo il sogno di diventare insegnante, finchè una scuola, la “Mountain View”, vede lui e non la sua sindrome. Per Brad è ancora un nuovo inizio, ma non si fa ingannare: essere accettati è un lungo percorso. Tuttavia, la sua determinazione e il suo impegno lo ripagano: viene addirittura insignito del premio “Miglior insegnante dell’Anno”.

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Brad Cohen (credit)

 Al momento ho trovato “Front of the class” solo in lingua inglese, che non è difficile per un livello b1/b2 del quadro europeo delle lingue. É una autobiografia ben scritta, che suscita emozione senza essere stucchevole.E’ stato tratto anche un film il cui titolo in italiano è “La mia fedele compagna”, abbastanza fedele al libro. E’ facile simpatizzare con Brad perchè sentiamo quanto, dietro le parole scritte da adulto, possa aver sofferto da ragazzino. Inoltre, le vittorie e gli insuccessi che lo vedono protagonista ci danno la giusta grinta per provare ad affrontare le nostre di difficoltà, che sono ben più semplici senza la Tourette di mezzo. Insomma, è il libro ideale per avere carica possiamo avere il nostro lieto fine.

N.B. Anche in Italia ci sono tourettici! Per saperne di più potete consultare il sito dell’associazione qui.

Vulp

Fonti

Associazione Italiana Sindrome di Tourette

UNA BAMBINA MOLTO TESTARDA parte 1

“C’era una volta una bambina molto intelligente che si chiamava Maria Montessori…” Ecco potrebbe iniziare anche così la storia di questa donna incredibile la cui biografia è stata in parte ripresa e messa sul piccolo schermo nel 2007 sulle reti Mediaset con il nome di “Maria Montessori- una vita per i bambini”. Questa miniserie televisiva in due puntate ha come protagonista Paola Cortellesi nei panni di Maria Montessori e Massimo Poggio in quelli del Professor Montesano.

Le puntate prendono il via nell primo giorno di università della futura Dottoressa fino al suo lavoro con le “Case dei bambini” nel periodo fascista. Non vediamo solo il lavoro di questa grande pedagogista, ma, soprattutto, la sua vita privata.

montessori

Torniamo un momento indietro, chi era Maria? La Dottoressa Maria Montessori, nata nel 1870, è stata uno dei primi medici donna con specializzazione in neuropsichiatria. La dottoressa aveva anche ottime conoscenze in ambito batteriologico, sulle malattie delle donne e di pediatria; tutte materie che le sono state utili nello sviluppo del suo metodo pedagogico ed educativo.

Maria, all’Università nella facoltà di medicina, è l’unica donna in un mondo maschile. La studentessa viene fatta entrare per ultima in aula, forse davvero per proteggerla da sguardi indiscreti e approcci inappropiati, ma, in quanto donna, è impossibile non notarla. Maria si impegna molto e riesce a farsi accettare nel gruppo di studio del Professor Montesano, docente di psichiatria e poi padre del suo unico figlio Mario. Temendo uno scandalo la famiglia Montesano obbliga Maria a partorire lontano dalla città e a dare il bambino ad una famiglia fidata. Non solo, viene minacciata di perdere qualunque tipo di informazione o eventuale contatto col bambino se rivelerà la vera identità dei genitori. La Dottoressa, straziata, si piega, ma non si arrende. Per tutta la sua vita continuerà a lottare per riavere suo figlio. La Montessori lascia l’ambiente medico e universitario, concentrandosi sull’insegnamento e sviluppando un nuovo metodo. Il suo successo è tale che il metodo Montessori si espande dall’Italia fino in India.

Maria, nel frattempo, con fatica riesce a farsi riconoscere da suo figlio, ma la lontananza rende difficile il loro rapporto. Pare quasi un contrappasso, lei che era riuscita a capire e a insegnare a così tanti bambini riavvicinarsi al suo stesso figlio risulta essere così complicato.

Con l’avvento del fascismo la Dottoressa Montessori vede le  ” case dei bambini” e il suo metodo adottati e sfruttati come punta di diamante dal duce, per sottolineare la grandezza dell’Italia. Il regime però ha intenzione di mantenere il lavoro di Maria solo come facciata per inculcare già nei piccoli idee in linea con il fascismo. Maria si ribella e con suo figlio Mario tenta la fuga. Quando tutto sembra perduto, vengono aiutati proprio da uno dei tanti bambini che Maria aveva educato.

Nel prossimo articolo la parte 2 con il commento alla serie.

Buona visione!

Vulp

Fonti

Metodo Montessori

LE DONNE CHE CURANO

Titolo: “Le medichesse-la vocazione femminile alla cura”

Autrice: Erika Mederna

Casa editrice: Aboca

Pagine: 143

Cod ISBN: 978-88-95642-80-2

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Copertina de “Le Medichesse” . Credit to the author

Nei secoli la cura e i trattamenti cosmetici, soprattutto nel’ambito famigliare, sono sempre stati delegati alla donna, custode della tradizione medicale legata alla natura. Nonostante la figura femminile nel contesto medico sia stata per secoli osteggiata, nell’antichità troviamo donne di spicco che se ne sono occupate, con o senza l’approvazione maschile.

In “Medichesse” vediamo che le donne che si occupavano di cura e arte medica all’inizio dei tempi, potevano rientrare in tre categorie: dea, maga, strega. Donne di potere, esperte di erbe e pozioni, donne a cui ci si rivolgeva per lo più per un aiuto soprannaturale. Circe e Medea sono le prime che incontriamo, donne strateghe di vendette ed esperte nelle arti oscure e quindi temute, travisate dallo sguardo patriarcale del mito. Ci imbattiamo poi in Metrodora, pseudonimo sotto il quale si proteggeva probabilmene una bizantina, che ci ha lasciato “Sulle malattie delle donne”, il trattato medico più antico scritto da una donna. Passando poi per Trotula, Fabiola, Radegonda, Santa Idelgarda fino ad arrivare ad Isabella Cortese abbiamo una densa panoramica dell’attività medica nell’ambito femminile. Il volume non è solo arricchito di esempi tratti dagli scritti delle autrici, ma anche da bellissime immagini, dipinti di donne ed erbari, a colori e a tutta pagina.

L’autrice, laureata in archeologia, pur non avendo basi scientifiche, riesce a tenere bene le fila di questo saggio dal tema vasto e complesso che ha approfondito con una ricerca meticolosa. “Medichesse” è un’opera di divulgazione, ma soprattutto rimane un “omaggio al contributo fondamentale delle donne al sapere medico, erboristico e csometico della tradizione occidentale”. Per questi motivi lo propongo come lettura, perchè lontano dal proporre un revival del new age o di correnti simili. L’arte medica nasce da lontano, non scordiamolo.

Buona lettura!

Vulp

Più Rari di Così…

Quante volte ci siamo trovati davanti alla possibilità di scegliere qualcosa che esiste in più varianti? Una maglietta, un orologio, il pane, il cellulare… Molto spesso, se non addirittura tutti i giorni. Capita anche per i medicinali, pensiamo, ad esempio, alla vasta gamma di scelta di cui disponiamo per trattare un semplice mal di testa oppure i sintomi dell’influenza. Ci siamo abituati ad avere ampie possibilità anche per patologie più complesse, come l’ipertensione, l’asma o il diabete. Patologie per le quali, fino a qualche decina di anni fa, i medici avevano solo scarse opzioni di cura per i pazienti. Purtroppo, alcune persone soffrono ancora al giorno d’oggi non solo per una mancanza di scelta terapeutica, ma anche per il difficile reperimento dei farmaci in commercio. Questi si chiamano farmaci orfani e sono usati per le malattie rare di cui ricorre l’ultimo giorno di febbraio la Giornata Mondiale.

rare disease

Logo della Giornata Mondiale delle Malattie Rare.  Credit RareDieseaseday.org

Una malattia rara viene definita tale quando è caratterizzata da una bassa frequenza nella popolazione e di conseguenza manca di una terapia efficace. In Europa il tasso di prevalenza delle malattie rare è stato fissato allo 0,05%, cioè 5 ogni 10000, quindi 1 malato ogni 2000. Non è facile affrontare queste malattie dal momento che alcune insorgono in età pediatrica (più spesso sono ad es. malformazioni congenite, problemi al sistema immunitario ed ormonale), altre prevalentemente in età adulta (come malattie a carico del sistema nervoso, del sangue e degli organi ematopoietici). Purtroppo queste patologie sfuggono ad una diagnosi precoce e il numero esiguo di pazienti non favorisce la ricerca e lo sviluppo di farmaci specifici a causa del mercato insufficiente. Spesso veniamo a conoscere le malattie rare solo attraverso le statistiche; tuttavia, un malato e i suoi famigliari non sono dei numeri. Ecco, allora, la nascita di una giornata in cui i malati si coalizzano per sensibilizzare chi malato non è e per ricordare al mondo che loro esistono, pur passando per pazienti quasi invisibili.

Per provare a capire l’entità di queste malattie, sconosciute alla maggior parte di noi, è possibile consultare il sito Orphanet-Italia che propone una lista di più di 6000 nomi in ordine alfabetico. Invece, consultando il sito del Ministero della Salute è possibile trovare normative, documenti, risposte alle domande più frequenti sull’argomento, e la lista delle malattie rare completamente esenti dal ticket. In più, consultando il sito della propria regione è possibile verificare se esistono riduzioni regionali per malattie rare specifiche e non incluse nella lista nazionale. Chi, invece, già lavora in ambito scientifico e fosse interessato ad approfondire il tema può valutare una breve specializzazione attraverso le Summer e Winter School di EURORDIS (Rare Diseases Europe), la quale mette in relazione ricercatori e malati.

Informiamo e informiamoci, oggi abbiamo davvero la possibilità di dare una voce a chi spesso non ce l’ha!

Vulp

Fonti

Orphanet-Italia

Ministero della Salute-Malattie Rare

Giornata Mondiale delle Malattie Rare

Summer e Winter School EURORDIS

La traiettoria di Cupido (parte 2)

Nel post su San Valentino parte 1 abbiamo scorrazzato felicemente per i cieli, ora è il momento di tornare sulla terra e scoprire altre possibilità per organizzare un appuntamento scientifico.

Se vi piace stare all’aperto e desiderate conoscere meglio la vostra dolce metà, potreste passeggiare negli orti botanici: fatevi guidare tra le piante, i roseti, nei giardini dei semplici e nelle serre. Molto belli e vicini al centro città sono quelli di Pavia e Roma.

Un altro grande classico per spiriti razionali è la visita ai musei di scienze naturali e tecnologia. Niente scuse, ce ne sono in tutta Italia! Qualche esempio? Milano, Torino, Genova, Firenze, Napoli. Se le vostre preferenze pendono verso la meccanica, valuterei il museo dei motori di Palermo e, ovviamente, quello dell’automobile di Torino. Una ulteriore alternativa? Il museo della tecnica elettrica a Pavia, perfetto per i colpi di fulmine. =D

Andando nello specifico, se avete appuntamento con un medico o un farmacista sono sicura apprezzeranno queste due proposte: la prima è la visita al museo della storia della medicina a Pavia dove si possono ammirare strumenti, cimeli e reperti anatomici datatbili tra il 1700 e il 1800; la seconda è il Museo Aboca a San Sepolcro (Arezzo) sull’uso e il rapporto dell’uomo con le erbe officinali. Se poi volete mettervi alla prova ci sono i corsi di Basic Life Support organizzati dalla Croce Rossa Italiana.

love potions

Se fosse Amortentia?

Ok, non siete topi da museo, né avventurieri dello spazio, aperitivo o ristorante? Per entrambi potete orientarvi su cocktail e cucina molecolare. Alimenti e bevande serviti in forme, consistenze e colori poco convenzionali. Stupore assicurato! Non ci sono molti locali che propongono questo tipo di ristorazione, quiqui qualche indirizzo.

Concludo questa carrellata di idee con due tipi di regali a tema. Il primo sono i bijoux di Science Inspired Jewelry ispirati a cellule, organi e formule chimiche. Dagli anelli ai pendenti ai braccialetti, avete solo l’imbarazzo della scelta. La seconda proposta può essere adatta per le storie d’amore appena iniziate. Infatti, i pupazzi di Giant microbes sono virus, batteri e cellule trasformati in adorabili peluches.

Allora, pronti per innamorarvi?

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Fonti

Orto Botanico di Pavia

Orto Botanico di Roma

Museo della Scienza di Milano

Museo Regionale delle Scienze Naturali di Torino

Museo di Storia Naturale di Genova

Museo Galileo di Firenze

Città della Scienza di Napoli

Museo storico dei motori di Palermo

Museo dell’auto di Torino

Museo della tecnica elettrica di Pavia

Museo di Storia della Medicina di Pavia

Museo Aboca

Corsi BLS Croce Rossa

Ristoranti di Cucina Molecolare

Science Inspired Jewelry

I peluches di Giant microbes

A spasso con una Volpe

C’è chi come animaletto domestico ha un gatto, chi un cane, chi un criceto e chi, come Lou Lubie, dice di avere una volpe. La segue per casa, al lavoro, quando è con gli amici e con il patner… proprio ovunque! E’ sempre con lei, è dentro di lei, è la sua ciclotimia.

Lou Lubie è l’autrice de “La mia ciclotimia ha la coda rossa” (edito da Comicout), una graphic novel a metà tra un’autobiografia e un articolo di divulgazione scientifica, in cui racconta la sua vita con questa malattia immaginandola una volpe.

La ciclotimia, ci spiega Lou, è una forma di bipolarismo che alterna fasi di ipomania (una forma di mania lieve) in cui ci si sente iperattivi, intraprendenti e creativi e fasi di apatia e depressione. La ciclotimia, come la volpacchiotta, è astuta e subdola, infatti non presenta i sintomi e le tempistiche del bipolarismo classico. Per questo motivo chi ne soffre incontra spesso notevoli difficoltà prima di ricevere una diagnosi corretta. Lou ci apre il suo mondo con simpatia e, con fermezza, ci fa guardare “in faccia” una malattia mentale attraverso la sua arte. I disegni sono accattivanti, hanno uno stile semplice, adatto alla comicità con cui l’autrice sdrammatizza la malattia. Nonostante i colori usati siano prevalentemente nero, bianco e rosso aranciato, non risultano limitanti ai fini della narrazione e rendono piacevole la lettura.

Ciclotimia

Credit: Comicout e Lou Lubie

Se dare un nome alla malattia è il primo passo, convivere con una volpe affamata di novità e allergica alla stabilità di relazioni affettive e lavorative è un percorso non ancora concluso. Affrontiamo con Lou le visite mediche, i farmaci e la difficoltà di relazionarsi con le persone, la vediamo a volte cadere e poi rialzarsi rifiutandosi di lasciare il controllo di sé stessa alla ciclotimia. Certo, l’autrice rende davvero gradevole la volpe ed anche se ci rendiamo conto che è la fonte dei suoi problemi quotidiani, è difficile non provare una briciola di simpatia nei suoi confronti. Noi lettori facciamo, dalla prima pagina, il tifo per Lou e la vediamo esattamente come dovrebbero essere guardate tutte le persone che hanno una malattia. Esattamente, persone.

Buona lettura!

Vulp

fonti:

ComicOut 

Per saperne di più sulla ciclotimia e disturbi bipolari:

Progetto Itaca

Associazione Minerva 

Associazioni disturbi bipolari